Il panorama lavorativo di oggi sta attraversando una metamorfosi senza precedenti che vede soprattutto le generazioni più giovani richiedere una diversa gestione dei tempi di vita e di lavoro. Per i più giovani, lo smart working è diventato quindi non solo la modalità di lavoro più ambita, ma un vero e proprio stile di vita. La capacità di gestire il proprio tempo in maniera autonoma consente di adattare il lavoro alle esigenze personali, facilitando un equilibrio più armonioso tra vita professionale e privata. In un contesto in cui il tradizionale orario d’ufficio 9-18 è sempre più percepito come rigido e limitante, la possibilità di lavorare in orari che meglio si adattano ai propri ritmi rappresenta un obiettivo significativo per molti. I più giovani sono naturalmente portati ad apprezzare particolarmente un modello lavorativo che riflette la fluidità e la dinamicità del mondo attuale, senza valutarne le criticità.
Nonostante i benefici siano numerosi e indiscutibili, lo smart working non è però privo di ombre. Uno dei principali problemi è il rischio di isolamento sociale. La mancanza di interazioni con i colleghi può portare a un senso di solitudine e separazione, che può influire negativamente sul benessere psicologico e di conseguenza anche sulla qualità del lavoro. La continua interazione mediata dalla tecnologia costruisce una soggettività che rischia di liquefarsi dentro software gestionali, excel, mail, video-call, un insieme di dispositivi che traduce costantemente le relazioni in forme sempre più stringenti di interazione. Per prevenire le problematiche legate a questo modello di lavoro, le aziende dovrebbero implementare programmi di formazione che diano la consapevolezza dei rischi e di come imparare a gestire quella che per molti erroneamente è solo una libertà senza prezzo. Senza la struttura dell’ufficio, ci si ritrova a navigare tra distrazioni e responsabilità personali, rendendo difficile mantenere alta la produttività. La formazione in materia offre strumenti di gestione del tempo e programmi specifici, che aiutino a bilanciare efficacemente le esigenze lavorative con quelle personali. La capacità di gestire autonomamente il proprio lavoro è infatti una competenza sempre molto richiesta nel mercato del lavoro contemporaneo. Chi si trova a dover lavorare in modalità smart deve sviluppare una forte autodisciplina e un’elevata capacità di pianificazione per riuscire a trarre il massimo vantaggio dalle opportunità offerte da questo modello di lavoro.
Flessibilità, autonomia e possibilità di conciliare vita professionale e privata sono i traini che guidano le motivazioni di chi sceglie di lavorare da casa, tuttavia non possiamo non chiederci il perché. Visti i bassi livelli di benessere nei luoghi di lavoro, possiamo ipotizzare che, oltre al desiderio di autonomia, esista una chiara volontà di fuga da eccessive gerarchie di controllo all’interno dei luoghi di lavoro. Per provare a mettere ordine agli intricati desideri dei lavoratori di oggi, le aziende potrebbero da una parte migliorare la qualità e la bellezza degli ambienti di lavoro, degli spazi, dei loro processi, delle relazioni, dall’altra adottare programmi di formazione e processi sostenibili per garantire che lo smart working possa rimanere un’opportunità per chi lavora senza capovolgersi in una sorta di vita ai domiciliari.